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I Rosengard epilogo
Scritto da l'isola dei sogni   
Mercoledì 05 Ottobre 2016 11:34

Cari amici, mi scuso per il ritardo di questa immissione. Una serie di impegni mi hanno tenuta lontana, ma, proprio per evitare che nuovamente io non possa tenervi informati sul romanzo, ho deciso di postarlo tutto insieme. ecco dunque la fine delle avventure dei rosengard, postata tutta di un fiato. I più attenti si accorgeranno di qualcosa, un piccolo regalo che abbiamo voluto farvi alla fine. e restate allerta: l'isola dei sogni ha altr frecce in serbo per voi!

Epilogo

Quando, dopo l’incontro con Michael, Violeta fu accompagnata nella sua tenda, ritrovò Greta che l’aspettava trepidante per la sua sorte. La donna le chiese subito notizie circa il colloquio con il re e la interrogò sulle sue decisioni in merito. -Non sposerò mai quell’uomo! - concluse la principessina dopo averle riferito i dettagli del suo dialogo con il prepotente monarca. -No, principessa! - le disse allora Greta - non faccia così, per amor di Dio! Ho paura! Ho paura…..-“Di cosa? “ ribatté Violeta. -Sa -riprese l’altra incerta - re Michael è... è... molto deciso….- “Lo so! “ la interruppe la ragazza “ so che potrebbe anche uccidermi, ma preferisco morire piuttosto che sposare quel vigliacco!”

- Per carità! Per carità!- la supplicò allora Greta -non dica così! Ho paura! Ho paura!- “Io ho un piano” le sussurrò allora all’orecchio la ragazza "un piano per fuggire di qui, raggiungere Talag e rivedere la persona che amo, se è ancora in vita. Un piano al quale, se mi vuoi bene, collaborerai anche tu, anzi mi sarai di prezioso aiuto!” -Io?- rispose Greta sorpresa e ancor più spaventata-  Io? E cosa posso fare per voi?- “Tu puoi muoverti meglio di me in questo posto, vero?” -Sì- fece la dama di compagnia. “Bene” riprese Violeta “ tu sai cavalcare no?” -Certo! - fece l’altra. “Allora abbiamo bisogno di un momento di confusione... Appena ce ne sarà uno, andrai nella tenda dei rifornimenti... ne esisterà almeno una in questo dannato posto! prenderai una divisa da uomo, ruberai un cavallo e cercherai di arrivare fino al borgo  sotto il castello, tentando di eludere l’attenzione dei soldati che lo assediano, se ce ne sono. lì ti recherai al negozio dell’orefice, si chiama Mark, gli dirai che ti mando io. Lui è una persona fidata! Ecco, per farti riconoscere gli darai questo” e si sfilò dal dito un minuscolo anello d’oro “me lo ha regalato la mia povera mamma, che lo ha comprato da lui! Lui lo riconoscerà. A questo punto gli chiederai di mostrarti il sotterraneo segreto che porta al castello dei Rosengard. Imboccalo. Quando lo avrai percorso, ti troverai davanti una stretta gradinata che ti porterà ad un lungo corridoio. Tu percorrilo. Alla fine, sulla destra, troverai una porta bianca. Bussa. Se non ti risponde nessuno, aspetta. Qualcuno dovrà venire! A colui o colei che verrà, chiedi di LaureMarie, che è la mia sorella maggiore. Per accertarti che sia lei e perché lei possa essere sicura che sono proprio io a mandarti, mostra nuovamente quell’anello. Se tutto andrà secondo le previsioni, dovrai dire a Lauremarie dove mi trovo e, se è possibile, di raggiungermi ad ogni costo, sfruttando il passaggio segreto. Poi troveremo il modo di fuggire di qui. Lei conosce uno scienziato.. uno scienziato che saprà trovare una soluzione, un marchingegno per tirarci fuori di qui!Infine, se tutto andrà bene, verrai con me e diventerai la mia dama di compagnia per tutta la vita!”-Sì - disse esitante Greta - E se mi scopriranno?- “Se ti scopriranno, usa sempre quel passaggio per fuggire. Lo conosciamo in pochi! Quando lo avrai ripercorso a ritroso, tornerai nella bottega di Mark e gli chiederai di aiutarti. Lui lo farà!”

Un mattino Violeta e Greta furono svegliate da un frastuono assordante. Grandi urla, rumore di ferri che si incrociavano, cavalli al galoppo....

“Cosa succede? “chiese la principessina. -Non so, vado a vedere.- rispose Greta. Si alzò ed uscì. Quando tornò indietro disse: -Presto! Presto! Principessa, dobbiamo fuggire!-“No” rispose Violeta. “Io resto qui!” -Ma lei è pazza!- “no, non lo sono, Greta. Questo è il momento che aspettavamo. Vai!” Greta esitò un momento, poi disse: -Principessa, mi permetta di metterla prima in una situazione di minor pericolo. Si alzi. conosco un posto dove non la troveranno facilmente, chiunque siano questi invasori. -Così Violeta si alzò. La tenda si trovava in un settore del grande accampamento non ancora interessato dalla battaglia. Così le due donne poterono uscire e correre a perdifiato verso i confini dell’esteso campo, dove, a ridosso di una grande roccia, si ergeva una tenda che doveva servire come rifugio segreto del re o di qualche suo ufficiale in caso di pericolo. La tenda però era occupata solo da alcune uniformi militari, probabilmente frutto delle scorribande degli uomini di Michael. Greta ne scelse velocemente una, la indossò, poi disse: -Io vado Principessa. Buona fortuna!- “Buona fortuna anche a te!” rispose Violeta, non prima di averla abbracciata.

Dopo la partenza di greta, Violeta si mise ad esplorare quella tenda e il luogo immediatamente attorno ad essa. Proprio alle sue spalle, scoprì un’insenatura nella roccia, occultata da una folta vegetazione e vi entrò, per paura che qualcuno potesse trovare ed esplorare quella tenda. Il fragore della battaglia sembrava non cessare. La grotta era abbastanza alta da poter contenere una persona in piedi. Alcune pitture rupestri sembravano volerla rendere meno triste di com’era e voler alleviare il momento così difficile della principessina di Rosengard. A un certo punto il fragore della battaglia sembrò cessare. Ma Violeta non si fidava e rimase sveglia ore ed ore con la tensione che le logorava i nervi. Così Trascorse anche quella notte ed un’altra ancora senza prendere sonno, cibandosi delle radici delle piante e bevendo ad una polla d’acqua che sgorgava lì vicino. Il campo a un certo punto sembrò cadere in una quiete irreale.

Violeta era ormai sopraffatta dalla tensione e dalla stanchezza. A questo punto- si disse- poco le importava se qualcuno l’avesse scoperta. Poco le importava di tutto. Allora lasciò la grotta e rientrò

Nel frattempo Poholion, informato dai suoi soldati che Ruggero con la metà dei suoi uomini era penetrato all'interno del castello dei Rosengard, aveva cambiato totalmente i suoi piani. La falsa lettera di Papa Innocenzo, l'attacco a sorpresa a Ruggero all'interno del Papato, tutto fallito. Accecato quindi dall'ira, radunò i suoi venticinquemila uomini e si diresse verso Talag. Nella sua testa però balenava un solo pensiero. Uccidere il maledetto Ruggero. L'unico che era riuscito a macchiare la sua carriera di generale, infliggendogli numerose e sonore sconfitte sul campo. La conquista di Talag e degli altri territori a lui interessava relativamente. Quelle erano questioni che riguardavano Teodoro, il suo sovrano. Dopo giorni di marcia finalmente riuscì a localizzare l'accampamento di Ruggero. Fece preparare il suo esercito per un attacco fulmineo, ma prima volle far recepire ai suoi avversari la sua folle rabbia. Scese dal suo cavallo, sguainò la sua spada, e si avvicinò a papa Innocenzo che aveva portato con sé, tenendolo appeso per i piedi ad un lato di un carro. Il pover'uomo vedendolo avvicinarsi con cattive intenzioni gridò: Polihon! che Dio ti perdoni! Quelle furono le sue ultime parole, perché Polihon,ignorandolo, gli mozzò la testa. Poi fece mettere il suo corpo sopra un cavallo, legò la sua testa con una corda alla coda, e dopo aver appiccato fuoco al corpo, frustò la bestia facendola correre all'impazzata verso l'accampamento. complice l'oscurità e grazie alla mancanza di sentinelle, il cavallo proseguì la sua corsa fino al suo interno, andandosi a schiantare contro una delle tende reali situate proprio al centro del campo, che naturalmente prese subito fuoco. Riconosciuta la testa del loro papa, tutti i soldati vennero assaliti da isteria e terrore. c'era chi correva ad armarsi senza sapere poi dove andare, e chi saliva su un cavallo per fuggire, senza nemmeno chiedersi dove fosse situato il nemico. fu così che molti di loro si diressero nel posto sbagliato, e vennero subito trucidati. all'interno del campo era ormai l'inferno. l'unico a non perdere la testa fu Jean Paul. Approfittando del buio e della confusione, sgusciò tra i carri fino a raggiungere Marianna. La colse di sorpresa da dietro le spalle e puntandole un coltello alla gola le disse. - dimmi subito dov'è violeta! -. Lei impaurita dalla lama fredda che le toccava la gola, senza proferir parola gli indicò con la mano una tenda. Jean Paul allora le sferrò un pugno tramortendola, e la trascinò fin dentro ad un carro li vicino. poi sgattaiolò verso la tenda indicatagli dalla ragazza, e vi balzò dentro pronto ad uccidere chiunque si fosse trovato davanti. Ma al suo interno trovò solo Violeta, che ignara di tutto, dormiva profondamente. Si sedette vicino a lei, rimanendo per un attimo rapito dalla sua bellezza. Con il dorso della mano le carezzò il volto dolcemente. lentamente come piaceva a lei. Ma subito si riprese, ricordandosi della pericolosità del momento. La chiamò per svegliarla.

-Violeta! Violeta! Svegliatevi mia amata! -.

La ragazza aprì gli occhi e guardandolo esclamò. - Jean Paul! -. Quelle furono le sue uniche parole, perché Jean Paul le sferrò un pugno in faccia, tramortendo anche lei. Poi se la caricò sulle spalle, uscì dalla tenda guardingo, e si diresse verso il carro dove aveva trascinato Marianne. Sistemò al suo interno anche Violeta, poi uscì fuori, con lo sguardo cercò lontano i falò dello sconosciuto nemico per assicurarsi della sua posizione, corse verso il posto guida del carro, e via di corsa nella direzione opposta. destinazione, Talag!

Quando violeta si era svegliata, le era sembrato di sognare, ma non aveva avuto neppure il tempo di riflettere, che un dolore lancinante le aveva colpito il viso, prima che perdesse nuovamente i sensi. Appena riaprì gli occhi, sentì ancora molto male  ad uno zigomo e tentò di capire cosa le fosse successo e dove si trovasse. L’ambiente Sembrava essere quello dell’interno di un veicolo... che veicolo? Chi ce l’aveva portata? Pensò allora a quello che le era sembrato un sogno. Il dolore però era reale! Così, provò a sollevarsi, per guardarsi meglio intorno. Quello che vide la sbalordì.

Gli occhi di Marianna la stavano fissando. Era legata mani e piedi, anzi anche le gambe le erano state legate ad altezza ginocchio, e cercava inutilmente di divincolarsi.

Il suo sguardo.. non somigliava per nulla a quello della Marianna che era abituata a conoscere.

La sorella era sembrata dolce e remissiva molto di più di Sylvie , e debole di mente.

ma quella donna non era affatto una stupida anche se, chiaramente, la odiava.

"Se non fosse stato per te.."

Sibilò con una voce resa irriconoscibile da un odio che a Violeta appariva assolutamente immotivato

"A quest'ora sarei regina di Talag! la peste mi ha liberata da quella intrigante di Sylvie che credeva davvero, poveretta! Di avermi in pugno.. Avrei ucciso quel miserabile di nostro fratello e a te... a te..."

la guardò con un sorriso che agghiacciò l'altra per quanto ora fosse palesemente in grado di non nuocere, o almeno così lei pensava

"Ti avrei fatta ripassare da tutto l'esercito, se fossi sopravvissuta.. non credo che nessuno ti avrebbe voluto mai.. anche perché quel bel musino non sarebbe rimasto intatto a lungo.."

Violeta era ammutolita, lei che di solito non mancava di parole, stavolta era rimasta senza alcuna difesa di fronte ad un cosÏ palese e imprevisto cambiamento.

Non sapeva nulla di Sylvie, di cosa stava parlando Marianna?

Quella donna le era completamente estranea, non vi era traccia della sorella che aveva conosciuta... Perfino i lineamenti apparivano.. diversi, insoliti.. potenti.

Il carro ballonzolava, e Violeta sapeva che a guidarlo era Jean Paul.

pregò che arrivassero presto a Talag, non aveva voglia di sentire le verità della sorella, ma sapeva che non le sarebbero state risparmiate.

Marianna sorrise crudelmente "Ascolta ora, piccola stupida. Non sai nulla della madre di nostro padre, vero? Tutti i ritratti della nonna sono scomparsi, distrutti.

E per un buon motivo: la nonna era una strega,sai e di quelle potenti!

Quello stupido del nonno non volle trasformare Talag nel regno della magia e la nonna commise il solo errore di amarlo troppo e non ucciderlo subito.

Per questo poi è morta, almeno... per voi!

Da bambina invece io l'ho incontrata, e più volte.

ero una bambina debole, anche di mente, e disprezzata dai miei genitori... Ma la nonna mi ha dato un grande potere!

Certo c'è un prezzo da pagare, ma l'ho pagato ben volentieri.. la mia vita sarebbe stata squallida ed inutile..

E non credere che ora il mio destino sia cambiato, non mi arrenderò senza lottare!

Credi davvero che queste corde possano contenermi?

Povera stupida, ho già ingannato una volta il tuo fidanzato.. lo avevo catturato in un sogno e per un soffio non sono riuscita a perderlo.. ma ora..Mettiti tranquilla e osserva!"

Violeta cercò di alzarsi in piedi.

Non poteva.

una forza più forte delle catene la teneva inchiodata.

provò a chiamare Jean paul, ma anche lì si accorse di non potere, il sorriso crudele della sorella si accentuò.

Le ore passarono lente, e non si poteva più di tanto decifrare dov'erano.

La ridente cittadina che un tempo si chiamava Talag non c'era più, prostrata come avevamo detto dalla peste e dalle guerre.

E tuttavia un insolito brusio si accompagnò alla decelerazione del carro ed alla sua frenata.

Violeta con sollievo aspettò che Jean Paul entrasse nel carro, e la liberasse nella presenza di quella donna che ormai sapeva essere una pericolosa strega.

egli entrò nel carro..Ed emise un urlo:

"Violeta! ma come mai sei legata? Cosa è successo?"

Esclamò, avventandosi con foga verso Marianna, per slegarla.

Violeta aprì bocca ma dalla sua gola terrorizzata non uscì alcun suono..

- Allontanati! -riuscì a dire Violeta.

- Allontanarmi? Perché? - Ebbe a rispondere Jean Paul.

- Quella sembra essere una strega! Slegami! - In un batter d'occhio, i lacci che tenevano prigioniera la ragazza, furono tagliati dal pugnale di Jean Paul.

- Allontanati! - ribadì Violeta. - Ora vediamo quanto sa essere strega! -

- Cosa vuoi fare? - Urlò Jean Paul.

- Sta lontano - Disse e, dopo aver violentemente sfregato due pietre con una forza mai vista, le gettò contro Marianna. Passarono pochi secondi ed un'improvvisa fiammata che diventò presto un incendio, avvolse il carro su cui era legata. - Ora muori! - ed improvviso il carro si mise in movimento scivolando verso il profondo fossato del castello nel quale precipitò bruciando.

- Abbassate il ponte! Urlò Jean Paul. Rientrati al castello, i due si presentarono al cospetto del sovrano che fu messo al corrente degli ultimi eventi.

- Come sta Ruggero? - Chiese Jean Paul.

- Come volete che stia? L'han portato via da poco -

- Volete dire che è morto? - Ribatté Jean Paul.

- Esatto. Oggi ne abbiam fatti fuori 2. Se però la morte di Ruggero poteva anche essere preventivata, non mi sarei mai aspettato di sapere che Marianna era ciò che mi avete detto. Una strega. A proposito: i suoi resti, se il fuoco non li avrà divorati, fateli gettare nella fornace in cui si stanno bruciando gli appestati. Non deve restare alcuna traccia su questa terra -

Il re non riusciva a credere alle proprie orecchie sentendo il racconto di Violeta riguardante Marianna. Gli sembrava che lei gli stesse raccontando una favola, una brutta favola! Di quelle che non hanno un lieto fine.

"Non ci posso credere!" Disse Frederik sgranando i suoi occhi privi di luce. "Non posso credere che Marianna, la timida Marianna, la taciturna Marianna, la scialba Marianna possa essere stata una strega!" "E invece devi crederci!" Replicò Violeta con voce ferma e decisa. "Lei stessa mi ha raccontato tutto durante il viaggio, mentre era legata sul carro come un salame, e sempre lei stessa mi ha detto che la nostra cara nonnina altri non era che una strega cattiva e sadica, e che proprio da lei Marianna ha imparato l'arte della magia e del maleficio!" A quel punto la voce della ragazza si interruppe, ricordando lo sguardo truce e lampeggiante malignità, e il brutto e orribile ghigno di sua sorella, o almeno quella che credeva, fino ad allora, essere una buona e mite sorella.

E proseguendo. " Voi mio caro e dolce fratello, non potete nemmeno lontanamente immaginare la trasformazione che ebbe quando, calata la maschera, mi sommerse di cattiverie e maledizioni!" Non sembrava più lei, sembrava una donna oramai posseduta dal maligno!" E nel dire ciò, dei lunghi brividi e dei forti tremori la pervasero tutta. Ma due calde braccia la cinsero sulle spalle, e con leggera forza, la sospingevano verso il suo petto.

Jean Paul, aveva capito il disagio e la paura che Violeta provava nel ricordare quei brutti momenti, e come per proteggerla la sospinse a sÈ con amore e delicatezza. "Mia cara, non pensarci più ora, non pensare più a tutto questo, oramai Marianna è morta, e con essa anche la sua cattiveria."

Solo allora il re, ripresosi dallo stupore e dalla delusione, fece chiamare i suoi soldati e ordinò che i resti di Marianna fossero gettati nelle fornaci affinché di lei non restasse altro che un brutto ricordo.

"Bene!" Disse Frederik. "Dimentichiamo questa triste storia, cancelliamo il nome di Marianna dalla nostra famiglia, che di essa non si parli più, perché indegna di essere elencata e nominata dai nostri discendenti!" E con aria seria e e voce sommessa aggiunse. "E che i suoi ritratti vengano cancellati e rimossi ovunque ve ne siano! Il nome di Marianna da oggi è sconosciuto, e soprattutto mai esistito!"

Proprio in quel momento Lauremarie fece la sua apparizione nel salone, giusto in tempo per ascoltare le ultime parole di suo fratello. "Ma cosa state dicendo!" Siete forse impazziti tutti?" E mentre diceva questo, il suo sguardo volteggiava da uno all'altro dei presenti in segno di rimprovero. "Mia cara sorella." Intervenne Frederik con voce seria, "Mia cara sorella, preparatevi a una triste e dolorosa notizia, una notizia che vi parrà falsa e menzognera, ma che, vi assicuro essere vera e reale purtroppo!"

Frederic e Jean Paul si congedarono lasciando il compito a Violeta di spiegare tutto l'accaduto a Laure-Marie. Fuori dal castello vi erano due eserciti che a loro insaputa ben presto si sarebbero fronteggiati. le decine di migliaia di soldati di Ruggero ormai stabilitisi da molti giorni in paese, ancora in attesa del ritorno del loro Re dal castello, e quelli di Poholion ormai vicini ai confini di Talag. Frederic, essendo dotato di una mente acuta e brillante, comprese subito che la situazione volgeva tutta a loro favore. Poholion, con i suoi uomini, arrivava dalla lontana Africa, avevano dovuto combattere prima contro l'esercito papale e poi contro un terzo di quello di Ruggero rimasto al campo. Da mesi quindi, stavano marciando e combattendo, combattendo e marciando senza tregua. L'esercito di Ruggero invece, preoccupato per la peste†e comandato da generali incapaci e sempre in conflitto tra di loro, non aveva ormai più un'organizzazione efficiente per affrontare una battaglia di quella portata. Era quindi compito di Jean Paul di convincere quei generali che il loro Re ancora vivo ma ormai allettato al castello dalla peste, aveva lasciato a lui il compito di riorganizzare il suo esercito e guidarlo nella battaglia contro gli uomini di poholion. Tutto in realtà risultò più facile del previsto, perché i generali di Ruggero, appena saputo da Jean Paul che Poholion era ad un solo giorno da Talag, fuggirono a gambe levate per cercare di salvarsi la pelle. Ma Frederic con la sua mente geniale era andato oltre. Prevedendo come detto che i due schieramenti si sarebbero quasi annientati a vicenda, stava preparando a†Jean Paul la sorpresa finale. Gli uomini del regno di Talag erano ormai pronti all'assalto per sterminare il resto dei soldati che sarebbero sopravvissuti alla battaglia. Per questo motivo, dopo aver ordinato a Jean Paul di riorganizzare l'esercito di Ruggero, gli impose di dirigerlo dalle retrovie senza prenderne parte fisicamente, per poi tornare al castello non appena i due schieramenti risultassero decimati. Inutile dire che il giovane guerriero, riuscì in poco tempo a sterminare i sopravvissuti ormai distrutti dalla fatica e disorientati dall'odore di morte che li circondava. Frederic dopo quell'impresa, venne cosÏ osannato dai suoi sudditi e rispettato in tutto l'impero, per il resto dei suoi giorni. Forse non possedeva il dono della vista, ma la sua mente avrebbero sicuramente voluto averla in tanti.

Ormai, dunque, il regno di Talag era stato riconquistato dai Rosengard, il cui legittimo erede al trono ne era finalmente entrato in possesso. Anche l’epidemia di peste cominciò a spegnersi, fino a scomparire del tutto. Talag, sotto il regno di Frederic,  conobbe un periodo di pace e di prosperità tra i più lunghi della sua storia.

Un anno dopo il termine degli avvenimenti narrati, Jean-Paul e Violeta coronavano il loro sogno d’amore, convolando a giuste nozze, nella chiesa madre della capitale. Nel castello si svolse una grande festa, alla quale parteciparono diplomatici, nobili, belle dame, intellettuali, insomma, il fior fiore della società del tempo.

Un mese prima, Rudia, lo scienziato che aveva contribuito con l’invenzione di alcune macchine da guerra al successo militare di Talag, aveva impalmato Laure-Marie. Ma il suo spirito di avventura e il suo desiderio di conoscere cose nuove, convinsero la sposa ad accompagnarlo nel nuovo mondo, alla volta del quale partirono solo tre mesi dopo il matrimonio di Violeta.

Il giorno della partenza fu comunque doloroso per Violeta.

L'ultima delle sue sorelle se ne andava, in maniera diversa e meno dolorosa delle altre, d'accordo, ma lei l'avrebbe ugualmente persa.

In quei momenti drammatici lei e Lauremarie si erano conosciute per quello che erano realmente, ed adesso erano realmente molto legate.

A volte, quando erano sole, nei pochi giorni precedenti la partenza, parlavano di Silvie e di Marianna.

Nessuna delle due riusciva a farsi una ragione del fatto che fossero cosÏ diverse, nella realtà, di quanto non lo fossero nelle loro memorie.

A volte Venivano loro in mente gli occhi falsamente miti di Marianne, o il sorriso di Sylvie.

Era dura pensare che avessero finto tutta la vita!

Il villaggio tornava nuovamente a fiorire, e Rudia, ma anche Jean Paul e Frederick, erano impegnati nella ricostruzione.

Ricostruzione anche materiale, con i sopravvissuti, non solo delle case ma anche di una vita normale che per tanto tempo era mancata.

Seppelliti i morti, molte zone erano spopolate, e oltre i giovani locali, da altri villaggi altri giovani e famiglie si spostavano, e ripopolavano le case, si sposavano.. presto i campi sarebbero tornati a fiorire, e i nuovi strumenti agricoli di Rudia, che avevano sostituito le sue invenzioni militari, sarebbero serviti molto.

Frederick era il re migliore che quelle terre avessero avuto da molto tempo, e sembrava non aver mai fatto altro.

Ma anche per lui la partenza di LaureMarie e del suo amato maestro era dolorosa.

"Speravo di averti come consigliere!"

Esclamò la sera del congedo, con una punta di amarezza nella voce.

Rudia mise le mani tra quelle del suo ex discepolo, e gli rispose, con voce commossa:

" Non hai più bisogno di me.. Ma di là dai monti, di là dal mare, qualcun altro potrebbe avere necessità del mio aiuto e di quello della mia sposa.."

Rudia stimava molto l'intelligenza della moglie, e la riteneva pari a sè.

Anche ora era seduta accanto a lui, commossa all'idea di lasciare per sempre quella casa, che pure non aveva amata.

Mentre si allontanavano, con alcuni carri pieni degli indispensabili strumenti di Rudia e LaureMarie, lui le domandò, vedendola assorta:

"Ti spiace di lasciare questa terra? potrebbe essere per sempre, sai.."

Lei sorrise.

"Mio padre è morto, e due delle mie sorelle.. non erano quelle che credevo.

Violeta è felice e saprà, insieme con Jean Paul, aiutare Frederick a fare di questo regno un posto degno di essere ricordato nella storia.

Io voglio la mia di storia però.

E voglio te.

Un tempo credevo di volere un regno ma tu non me ne darai uno.. tu mi doni la terra intera e la libertà.

E non c'è niente di più prezioso di questo!"

Appoggiò la mano su quella del marito, che conduceva le redini.

E lui sorrise lievemente, stringendogliela.

Epilogo Francesco.

Quanto tempo era passato dal congedo di Laure Marie, quanto tempo era passato dalle guerre, quanto tempo era passato dalla peste. Il regno viveva un lungo periodo di pace e prosperità. Violeta era diventata madre di due figli, il sovrano governava con il consenso di tutti. Nulla poteva scalfire ciò che di positivo le guerre e la peste avevano portato quale loro segno: la forza ed il dominio. Il sovrano aveva la consapevolezza che, spesso, non sono i grandi numeri a regalare grandi vittorie. Necessita essere arguti e fortunati.

Epilogo Marina.

Dopo tanto tempo passato tra i dolori di una terribile malattia quale

la peste, e soprattutto passato tra la crudeltà e la violenza di una

guerra spietata e inumana, che aveva lasciato dietro di se orrore e

morte, tutto oramai sembrava finalmente andare per il meglio nel regno

di Talag, che sembrava aver ripreso la sua perduta serenità. Il popolo

viveva felice e soddisfatto del suo re, di come re Frederik regnava, mai

sovrano era stato tanto prodigo e giusto con la sua gente. Tutti avevano

una casa, un pezzo di terra da coltivare, e quindi sfamare i propri

figli, e tanti altri avevano aperto botteghe in cui davano mostra delle

loro abilità manuali. Messer Candido faceva il maniscalco, mestiere che

aveva ereditato da suo padre Trinetto, e messer Thomas lavorava la pelle,

facendone selle, fruste, bisacce, stringhe e altro. Da non dimenticare

mastro Terenzio, il bottaio! chi amava il buon vino fatto con le uve

delle verdi vigne, non poteva non andare da lui,  nella sua piccola e

fresca bottega, dove il profumo del mosto si sentiva a metri e metri di

distanza, attirando i contadini, oltreche' le mosche. altri Ancora

si erano dati al commercio di prodotti† artigianali, tipici del luogo.

Insomma, tutto il brutto sembrava finito e dimenticato e appartenere al

passato. Perfino re Frederik aveva trovato la sua felicità al fianco di

Charline, una cara e mite  signora che aveva assunto come sua personale

governante, e che, col passare del tempo aveva finito, con le sue

maniere dolci e i suoi modi gentili e amorevoli, col conquistare il suo

cuore, cuore per nulla abituato a battere e vibrare d'amore per una

donna. Mai Frederik avrebbe immaginato di poter un giorno innamorarsi,

di poter conoscere l'emozione che il tocco di una donna avrebbe potuto

dargli, e soprattutto, mai avrebbe lontanamente pensato di poter godere

dei piaceri della carne, piaceri che a lui, nato cieco, e allontanato

ingiustamente dal regno, e tenuto nascosto, sembravano essere negati.

E invece, contrariamente a tutti i suoi negativi pensieri, ecco che

Charline lo faceva ricredere, aprendogli le porte dell'amore,

quell'amore che lui aveva solo potuto sognare, e che ora, invece, faceva

parte della sua vita, una vita che ora viveva felice come qualsiasi uomo

della terra, e come lui, uomo giusto e di grandi valori morali,

ampiamente meritava. Anche Violeta e Jean Paul finalmente potevano

vivere in serenità il loro amore. Erano innamorati come e più di

prima, e avevano deciso di coronare il loro bellissimo rapporto con il

matrimonio, ma Violeta lo avrebbe fatto solo dopo quello di Frederik,

per rispetto del suo amato fratello. Frederik, saputo questo, chiamò a

sé la dolce sorella e le disse: "Mia cara e amata sorella, mi sei

rimasta solo tu della famiglia, e io vorrei tanto che noi due ci

sposassimo lo stesso giorno, ne sarei davvero felice." Violeta guardò

suo fratello con occhi pieni di affetto e ammirazione, e rispose:

"Fratello amatissimo, tu ora sei il re di Talag, ed io non voglio

toglierti la gioia e l'attenzione che per quel giorno tu meriti, per

cui, pur ringraziandoti, preferirei che tu ti sposassi prima di me, e

solo allora io lo farò!" Frederik fece un passo verso di lei, e con un

lieve sorriso ribatté: "Violeta cara, come detto, siamo rimasti solo

noi della nostra famiglia. Due delle nostre sorelle sono morte, e

LaureMarie è oramai lontana, andata verso la sua felicità, per cui,

insisto affinché io e te ci si sposi insieme." A quel punto, vedendo la

ferma posizione di suo fratello, Violeta non poté fare a meno di

accettare, e inchinandosi davanti a Frederik, concluse il dialogo

dicendo: "Sei giusto e saggio, sarò onorata di celebrare il mio

matrimonio col mio amato Jean Paul accanto a te.” E così fu! Quel

giorno tutto il regno era in fermento per le duplici regali nozze, e fu

davvero un'evento unico e irripetibile per il popolo di Talag. Il loro

re Frederik, si univa in matrimonio con Charline, una popolana, e la

dolcissima principessa Violeta faceva altrettanto con un'umile

stalliere, diventato cavaliere per meriti di guerra e per eroico valore.

Sembrava proprio l'avverarsi di una favola, e come nelle più belle e

tradizionali favole, vissero tutti, popolani e regnanti, felici e

contenti per molti, moltissimi anni!

Epilogo Mirco.

Dopo poco tempo Jean Paul e Violeta dettero alla luce un bel bambino di 6 chili e lo chiamarono Pasquino. Alla morte dello zio il ragazzo ormai diciannovenne, essendo l'unico erede maschio venne incoronato Re. Pasquino governò per circa cinquant'anni mettendo sempre a frutto tutti gli insegnamenti dello zio Frederic, ed è proprio per questo motivo che ancor oggi viene ricordato come Re Pasquino il giusto.

Epilogo Riccardo.

Dopo il matrimonio di Jean-Paul e Violeta, Laure Marie e Rudia partirono per Napoli, dove erano stati invitati da alcuni amici. Fecero un breve soggiorno nella capitale, poi s'imbarcarono alla volta dell'Inghilterra, da cui raggiunsero infine la città di New York. Qui lui trovò l'ispirazione e la libertà necessarie per proseguire i suoi esperimenti scientifici, con i quali contribuì sensibilmente al progresso della colonia inglese. Lauremarie, a sua volta, si procacciò da vivere come insegnante di francese, lingua che aveva appreso dalla madre e dalla precettrice. I due sposi ebbero subito due figli, Frederic e Violeta, che furono tra gli intellettuali più apprezzati della nazione che stava per sorgere.

Quanto a Violeta, la principessa di Talag, e a suo marito Jean-Paul,, ebbero nove figli: 4 maschi e 5 femmine. Il pi˘ grande, Albert, divenne re quando, dieci anni dopo i fatti narrati, Frederic morì in seguito ad una grave malattia. Albert fu, come lui, un re giusto, un abile politico, un padre amorevole.

Laure-Marie e Violeta rimasero in contatto epistolare per tutta la vita, ma riuscirono a vedersi solo due volte ancora. La prima alla morte di Frederic; la seconda quando Violeta, Jean Paul e i figli si recarono a New York, dove rimasero circa un anno. Fu quella un'occasione di gioia per tutti, anche per i ragazzi, che finalmente conobbero i loro cugini americani, con i quali si promisero di rivedersi, cosa che accadde puntualmente non molti anni dopo. E così, dal loro scambio di esperienze, cominciò per il regno di Talag una nuova era.

Epilogo Rosa.

I figli di Violeta e Jean Paul stavano tornando al castello. Talag era bella e florida, brillante sotto al sole.

Solo una parte del bosco sembrava andare controcorrente, rimanendo scuro e cupo. Nel suo interno, invisibile, una catapecchia in rovina. Fuori di essa, a osservare non viste la scena, una donna decrepita ed una fanciulla, quasi coetanea dei ragazzi.

" non preoccuparti Carola..verrà il Tuo momento!" Esclamò la vecchia alla fanciulla, di una strana selvaggia bellezza sottolineata da grandi occhi verdi.

"Sono principessa quanto loro.. Mia madre era sorella del re e loro zia..eppure sono qui, e nemmeno sanno della mia esistenza!"

" Oh lo sapranno presto, piccola mia. Sei sempre più forte , sei più forte perfino di tua madre.. Marianna, tua madre, ti ha tenuta nascosta per un motivo..sperava di portarti al regno da unica principessa.. Ma non ce l'ha fatta. » morta, ma aveva fatto in tempo ad affidarti a me.. Tu sei figlia di grandi maghi, cara. » presto.. Presto mostrerai il tuo valore!"

Carola mostrò i denti in un sorriso crudele. Odiava quei cugini sconosciuti i cui genitori avevano ucciso sua madre...ma quegli stupidi avrebbero avuto il fatto loro quando lei e suo padre, in viaggio per conoscerla, avrebbero fatto le loro mosse.

Dentro la carrozza, i ragazzi ebbero come l'impressione di un'ombra sulla loro felicità, che una nuvola oscurasse il sole.

"Quel bosco va abbattuto.." Pensarono contemporaneamente. Ma non sapevano che non sarebbe stato affatto così semplice..

Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Ottobre 2016 11:36
 
I rosengard ventunesima puntata
Scritto da lisoladeisogni   
Venerdì 01 Luglio 2016 13:59

Con Jean paul che cavalcava verso Violeta, il fratello che doveva necessariamente occuparsi del trono assediato, Laure Marie si sentiva molto sola.

la compagnia di Marianna certo non l'aiutava.. era sua sorella e soffriva della perdita di Sylvie.

Laure Marie non le aveva ancora detto niente, e anzi stava organizzando, per quella vipera insolente, il più bel funerale che si fosse mai visto, sperando che si potesse celebrarlo anche con Violeta, in una terra libera dalla guerra e dalla peste.

Pensò al silenzio che comunque lo avrebbe caratterizzato, quel funerale, il villaggio si era come svuotato, una tristezza invadeva tutte le case, tra chi aveva perso un caro per la guerra e chi per la peste.

Ora che ci pensava, quello sarebbe potuto essere il funerale di quella povera gente, di quei valorosi che erano morti per la patria, e non di Sylvie.

Questo pensiero le diede forza, le faceva bene pensare che stava facendo qualcosa per chi ne era degno, non per una traditrice.

Un poco dell'amaro che aveva in gola scomparve.

Trovò anche il tempo di guardare la sorella in modo sufficientemente affettuoso e di pensare che, in fondo, era sola anche lei. Sylvie era la sua sola compagnia, tirannica, e affatto legata a quella che riteneva una sola pedina, ma pur sempre una compagnia.

Lei non lo era mai stata, e nemmeno Violeta le era legata.

“Marianna, fatti portare un poco di acqua calda.”

Le disse con una dolcezza pacata, come si fa con i malati gravi.

Dalla sua borsa emerse un sacchettino di erbe, che sapeva avrebbero fatto bene alla sorella, calmandola e facendola dormire per un poco..

Proprio in quel momento, quella che sembrava quasi una piega delle tende, vicino alla porta, si svelò.

"laureMarie.." Mormorò una voce tranquilla.

Lei sobbalzò leggermente. Era il suo maestro.

mantenendo un contegno un poco sprezzante gli disse, senza ancora nemmeno salutarlo: "Erik sta nella sala del trono, e di sicuro avrà bisogno dei tuoi consigli.."

Le sue labbra si piegarono in un sorriso amaro. ma l'uomo non se ne andò. Anzi, prese una sedia ed andò a mettersi proprio di faccia a lei, con quegli occhi tranquilli che, un tempo, erano i soli a sciogliere la sua amarezza.

"Io non sono qui per lui, sono qui per te..." Le mormorò lui.

Non le prese le mani, non si avvicino, ma il mondo di dolore e di furia che era dentro Laure Marie si calmò , come la bonaccia dopo una tempesta.

"Credi che camomilla, salvia e un poco, appena un goccio di laudano possano fare bene a mia sorella Marianna?" Domandò lei.

Non erano abituati a conversazioni che non riguardassero la scienza o la medicina.

Lui annui con la testa, dopo avere dato una occhiata a Marianna che, con una civetteria cosÏ istintiva da essere completamente innocente, si ravviò i capelli a sentirsi guardata.

"Mi pare un'ottima scelta!" Disse , aprendo il viso ad un sorriso..

- Carri all'orizzonte! - Urlò la vedetta.

- Quanti sono? - Rispose il sovrano che intanto aveva raggiunto la torre di vedetta.

- Son pochi per aprire una battaglia - Gli fu risposto.

- Bene! Appena Giungeranno sotto le mura del castello, li accoglieremo! - Riprese il sovrano.

- Non dovremo aspettare a lungo. Fra un'ora al massimo saranno qui! -

- Preparate le guardie! -

- Sire! - Urlò una voce.

- Mio scudiero! Siete tornato sano e salvo! -

- Fortunatamente sÏ! - Rispose Jean Paul. - Non ho notizie di Violeta. E' questo mi duole! So che Michael è stato fatto prigioniero, ma di Violeta, non ho notizie. -

- So che il sanguinario Michael è stato sconfitto e ciò porta altra guerra. Altri guai - Rispose il sovrano adirato.

- Cosa volete dire, o mio signore - Tuonò Jean Paul.

- Lo vedrai prima di quanto tu possa credere. Vieni con me. - E si avviarono sulla torre di vedetta.

- Altri carri, o mio sire! - Riprese Jean Paul. - Son però pochi e possiamo farli prigionieri in un batter d'occhio. -

- Aspettate. - Ribatté il re. - Fra poco saranno qui e vedremo se vengono in pace o in guerra. -

- Son sotto le mura - Riprese la vedetta.

- Aprite il ponte e fateli entrare. Tu intanto organizza l'esercito rimasto. Potremmo averne bisogno. -

- Come desiderate, o sire. - E si avviarono verso l'interno del castello.

Mentre gli ospiti entravano negli ampi cortili del castello, Frederick si fece avanti.

- Chi comanda qui! - Urlò

- Da questo momento comanderò io anche nel tuo castello! Prendetelo e portatelo nelle segrete! Quello tornerà ad essere il suo regno! - Ordinò Ruggero. - Venite con me! - Continuò l'invasore - Silvie! Dove siete! -

- Volete Silvie - Rispose una voce di donna - Venite con me. -

- Cosa Le avete fatto - Riprese Ruggero sempre più adirato.

- Noi non le abbiam fatto nulla. Non le è stato toccato neppure un capello. -

In breve tempo, furono in una stanza. Il cadavere di Silvie, attendeva come tanti la propria fine: la fornace.

- Ecco la vostra amata, o sire. - Riprese ironicamente la donna. - La peste ha colpito anche lei. Ha pagato per le sue cattiverie. -

- Non ci credo. - Pensò Ruggero.

- Avete sconfitto Michael. Dovreste avere notizie di mia sorella. -

- La principessa Violeta è mia prigioniera e tale rimarrà per sempre -

Non finì la frase che una voce dietro: - Raggiungerete Silvie se non mi direte dove è adesso -

- Come osi! Pagherai per la tua sfrontatezza! - E mentre sguainava la spada una pugnalata lo colpì alla schiena.

- Dove è Violeta! - Riprese Jean Paul.

- Non lo saprai mai. Ora uccidimi. Ti prego. -

- Devi soffrire. Chiedo nuovamente: dove è Violeta. -

- La troverai in uno dei 10 carri che mi han seguito fin qui. -

- Bene! Fate che non muoia! Se non mi ha raccontato la verità, Morirà poco a poco al mio ritorno. -

- Avete notizie del re? - Riprese Laure Marie!

- Certamente principessa. Lo libereremo fra poco. Le prigioni servono per i seguaci di questo tamarro! - E scalciando Ruggero quasi esanime in terra, si allontanò dalla stanza.

Ancora con le mascelle serrate e lo sguardo sprizzante odio, Jean Paul s'allontanò di gran fretta alla ricerca della sua Violeta. L'idea che fosse in mano nemiche, che qualcuna di queste mani potessero solo sfiorarla, lo facevano schiumare dalla rabbia, e dalla gelosia.

Usci furente dal castello, e inforcato di gran fretta il cavallo, lo incitò alla corsa. "Devo fare presto!" Pensò. "Devo fare in fretta, prima che quel porco di Ruggero muoia, e non mi possa dire altro su Violeta!"

Cavalcò come un pazzo verso l'accampamento dei carri, che sembravano lontanissimi e irraggiungibili a Jean Paul, che mordeva la strada e la polvere! La polvere che alzata dagli zoccoli del suo cavallo, si appiccicava sulla sua faccia madida di sudore per la tensione, e rigata dalle lacrime per la disperazione.

"Mio Dio, fa che non sia successo nulla alla mia Violeta, fa che non gli abbiano torto un capello, altrimenti non avrò pace fin quando non avrò ammazzato chi ha osato fare questo!"

I pensieri negativi, e le grosse preoccupazioni erano i suoi compagni di viaggio, la strada sembrava non finire mai, e un senso di abbattimento calò sul giovane. Ma ecco che qualcosa gli ridiede forza e speranza. All'orizzonte appariva qualcosa! Ma sì, certo, erano i carri! "Finalmente!youuuuuuuuuuu"Urlò Jean Paul, e strattonò con forza il povero cavallo affinché aumentasse la velocità.

Quando era oramai a poca distanza dall'accampamento dei carri, si fermò, scese da cavallo e restò a guardare per valutare la situazione,†per capire chi fossero con esattezza, e soprattutto quanti soldati erano presenti sul posto.

"Chissà dove sarà Violeta, in quale di quei carri sarà tenuta prigioniera!" Pensò il giovane senza mai staccare lo sguardo da essi.

Ad un tratto sobbalzò dallo stupore per quello che stava vedendo. "Non è possibile!" Esclamò. "Non è possibile! Non ci posso credere, non può essere vero, non può essere lei!"

Jean Paul continuava a strabuzzare gli occhi, sperando che l'immagine che essi stavano vedendo fosse una allucinazione dovuta alla stanchezza per il viaggio, ma niente, l'immagine non se ne andava, e lui dovette convincersi che quello che stava vedendo era vero, era purtroppo dannatamente vero!

Una donna si muoveva tra i carri, e parlava con i soldati con tranquillità, come se fosse a suo completo agio, come se il pericolo per lei non ci fosse! Ma la ragione, la situazione, lo avrebbero voluto.

"Marianna, Cosa diavolo ci fa lì Marianna!"

[continua]

 
I Rosengard ventesima puntata
Scritto da l'isola dei sogni   
Venerdì 04 Dicembre 2015 11:37

I rosengard-ventesima puntata

Ruggero intanto, ignaro della misera fine della sua amata , già pregustava il suo insediamento sul trono di Talag, e sognava la sua vita accanto a Silvye. Non aveva ancora deciso che fine far fare a Michael, uomo perfido e sanguinario. Ma un'idea balenò di colpo alla sua mente. Lo avrebbe fatto decidere a Silvye! Già, proprio così, lo avrebbe deciso lei, come regalo e omaggio del suo amore."Qualunque donna†sarebbe felice di una sÏ tale considerazione." Pensò Ruggero, con un sorrisetto lieve, da cui si notava una grande soddisfazione per la decisione presa.

Nel frattempo Laure Marie e suo fratello Frederik, rientrati al castello, sedevano mesti e taciturni, ancora provati per la morte della loro sorella, vittima della tremenda peste che da tempo oramai mieteva vittime tra il popolo e i soldati. La voce di Frederik ruppe il pesante silenzio. "Questa terribile malattia non risparmia nessuno, e non guarda in faccia nessuno. Neanche noi regnanti e nobili veniamo risparmiati !" "Già, hai ragione mio caro fratello, hai proprio ragione!” Rispose Laure Marie. "Anche se, in questo caso, ci ha reso giustizia!"E alzandosi di scatto dalla poltrona, proseguì indignata. "Non dimenticate che ci stava tradendo, e in maniera vile! indegna di una principessa, ah, se lo avesse saputo nostro padre!" E con voce resa roca dalla rabbia, continuò. "Nostro padre l'avrebbe uccisa con la sua stessa spada! Non avrebbe tollerato questo infame tradimento, e da sua figlia per giunta!" Calmati sorella, calmati, calma la tua collera, oramai non ha più senso che tu provi tanta rabbia in te, Silvye è morta, e con questo ha pagato il suo debito alla nostra famiglia e alla vita!"E alzandosi anch'esso, proseguì. " E poi, ha confessato i suoi peccati, e questo la nobilita ai miei occhi!" Ha confessato perché sapeva di dover morire!" Urlò stizzita Laure Marie. "Solo per questo ha confessato, altrimenti non lo avrebbe mai fatto!"

Frederik stava per rispondere quando un urlo li raggiunse. "Allarme! Allarme! Dei carri si stanno avvicinando al castello, presto, presto

"E ora, chi sarà ora?" Disse il re con voce allarmata.

 

Nel frattempo, al Papato, Papa Innocenzo XII aveva riunito in consiglio tutti i suoi cardinali, per decidere il giorno dell'incoronazione di Ruggero a Re di Talag. Inoltre, si doveva decidere se il Regno di Pandonia dovesse essere assorbito da Talag, sotto la sovranità di Ruggero, perché la dinastia Reale dopo Michael, non aveva più familiari e parenti maschi, considerati capaci di governare. Ma durante il consiglio, avvenne qualcosa d'imprevedibile, qualcosa che nella storia non era mai accaduto. Una trentina di guerrieri dalla pelle nera fecero irruzione nella sala del consiglio, uccisero, mozzando loro la testa, tutti i cardinali e intimarono a Leopoldo primo di far rientrare immedia

tamente Ruggero con tutto l'esercito papale, senza dare spiegazioni. Approfittando dell'assenza dei ventimila uomini a difesa del papato, Re Teodoro di Katmani, detto Teo il terribile, aveva ordinato al suo esercito di attraversare lo stretto di Condrak con le sue trentacinque navi e di scatenare la più grande guerra di conquista mai avvenuta nella storia. Fu durante la traversata che Poholion, il generale al comando di quell'esercito formato da 25.000 uomini, venne a sapere che Ruggero, il suo più acerrimo nemico, colui che in molte battaglie lo aveva sempre battuto e ridicolizzato, era in guerra nel Regno di Talag, e al suo seguito, due terzi dell'esercito papale. mai come adesso avrebbe potuto realizzare il suo sogno di cogliere di sorpresa Ruggero, sconfiggerlo e ucciderlo, e portare la testa di Papa Innocenzo al suo amato sovrano.

 

L’incontro tra Violeta e Michael era avvenuto nella sua lussuosa tenda. Precedentemente, la ragazza, dopo essere stata rifocillata, aveva trascorso quella notte  in un piccolo locale attiguo a quella in cui era stata trasportata subito dopo l’arrivo al castello. Accanto a lei Greta, la dama di compagnia, cercava di renderle meno dolorosa la situazione in cui si trovava. Ma la donna doveva difendersi dalla raffica di domande che la principessina le rivolgeva sulle ragioni e sulle fasi del suo rapimento, domande alle quali non sapeva rispondere e, quando sapeva, le era stato ordinato tassativamente di non parlare, pena la reclusione per anni nelle segrete del castello. Tuttavia, Violeta non era persona che si arrendesse facilmente, e ad un certo punto, riuscì a cavarle di bocca il nome di chi l’aveva fatta rapire e le motivazioni di quel vile gesto. Perciò, quando la vennero a prelevare, aveva elaborato la strategia che sperava la conducesse verso la libertà. Ernest ed un altro soldato bussarono alla tenda in cui lei e Greta avevano appena consumato il pasto mattutino. Quando Greta aprì, i due vi fecero irruzione.

“Venga principessa! Sua maestà le vuole parlare! “Tuonò Ernest rivolto a Violeta e subito le prese un braccio per accompagnarla verso l’uscita. Greta allora fece per seguirla, ma l’altro la bloccò immediatamente dicendo: “Tu devi stare qua! di cosa ti vuoi impicciare? “ E la spinse contro un grosso tavolo di noce che troneggiava al centro del pavimento, costringendola quasi a sdraiarvisi.

Pur essendo abituata al lusso ed ai fasti di una vita da principessa, Violeta non poté non sgranare gli occhi quando venne introdotta nella tenda imperiale di re Michael e poté vedere il fasto sfrenato che contraddistingueva il suo arredamento.

Michael però non c’era e lei fu fatta accomodare su una sedia posta dietro ad una scrivania fabbricata nello stile dell’epoca, dotata di finissimi intarsi. Dopo che le guardie si furono ritirate, aspettò circa mezz’ora, poi fece il suo ingresso, da uno spazio secondario, un uomo piccolo e magro, il cui viso mostrava tra i venti e i trent’anni,  ma la cui espressione corrucciata non sembrava preannunciare niente di buono.

Michael si andò a sedere di fronte alla ragazza e, con l’aria di chi non aveva tempo da perdere, esordì:

“Sono Michael, re di Pandonia e di Talassia e Lei, principessa, è mia ospite.”

“Ospite?” lo interruppe Violeta stizzita “ Sua maestà usa sempre questi metodi per invitare le persone a casa sua?”

“Ha ragione” rispose il re “diciamo che non abbiamo tenuto conto dell’etichetta quando l’abbiamo accompagnata qui, però ho una proposta da farle, una proposta che, se lei l’accetterà, sarà imperatrice! imperatrice di un territorio che comprenderà i regni di Pandonia, Talassia e Talag. Insomma, principessina, le chiedo di sposarmi. Certo, non pretenderò amore da lei, ma il nostro sarà un matrimonio fruttuoso.

“E se non accettassi? “ interloquì Violeta.

“Vede, principessina “ continuò lui con tono sardonico” il nostro esercito tra poco annienterà le ultime difese di Talag, quindi non avrà scelta. Infine “ mentì “ pensavamo che suo padre fosse morto. Invece è vivo e nelle nostre mani. ed è dalla sua decisione, principessina, che dipende la sua vita. Ma io -concluse -ho molto sentito parlare della sua intelligenza e della sua saggezza, per cui sono certo che deciderà per il meglio. Ora devo andare per portare a termine la nostra campagna militare. Le do tre giorni di tempo per decidere. Quando tornerò, la convocherò e se, come credo, avrà preso la giusta decisione, inizieranno i preparativi per le nozze.”

“Maestà, lei non può!.... ”si indignò la ragazza.

Il re però, aveva già scosso un campanello posto sulla scrivania; poi un soldato irruppe nella grande tenda.

Accompagni la principessa nel suo appartamento “ordinò. E poi, voltate le spalle, se ne tornò da dove era venuto.

[continua]

 
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