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Nuovo Audiolibro: "Una storia di Natale"

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I rosengard ventunesima puntata
Scritto da lisoladeisogni   
Venerdì 01 Luglio 2016 13:59

Con Jean paul che cavalcava verso Violeta, il fratello che doveva necessariamente occuparsi del trono assediato, Laure Marie si sentiva molto sola.

la compagnia di Marianna certo non l'aiutava.. era sua sorella e soffriva della perdita di Sylvie.

Laure Marie non le aveva ancora detto niente, e anzi stava organizzando, per quella vipera insolente, il più bel funerale che si fosse mai visto, sperando che si potesse celebrarlo anche con Violeta, in una terra libera dalla guerra e dalla peste.

Pensò al silenzio che comunque lo avrebbe caratterizzato, quel funerale, il villaggio si era come svuotato, una tristezza invadeva tutte le case, tra chi aveva perso un caro per la guerra e chi per la peste.

Ora che ci pensava, quello sarebbe potuto essere il funerale di quella povera gente, di quei valorosi che erano morti per la patria, e non di Sylvie.

Questo pensiero le diede forza, le faceva bene pensare che stava facendo qualcosa per chi ne era degno, non per una traditrice.

Un poco dell'amaro che aveva in gola scomparve.

Trovò anche il tempo di guardare la sorella in modo sufficientemente affettuoso e di pensare che, in fondo, era sola anche lei. Sylvie era la sua sola compagnia, tirannica, e affatto legata a quella che riteneva una sola pedina, ma pur sempre una compagnia.

Lei non lo era mai stata, e nemmeno Violeta le era legata.

“Marianna, fatti portare un poco di acqua calda.”

Le disse con una dolcezza pacata, come si fa con i malati gravi.

Dalla sua borsa emerse un sacchettino di erbe, che sapeva avrebbero fatto bene alla sorella, calmandola e facendola dormire per un poco..

Proprio in quel momento, quella che sembrava quasi una piega delle tende, vicino alla porta, si svelò.

"laureMarie.." Mormorò una voce tranquilla.

Lei sobbalzò leggermente. Era il suo maestro.

mantenendo un contegno un poco sprezzante gli disse, senza ancora nemmeno salutarlo: "Erik sta nella sala del trono, e di sicuro avrà bisogno dei tuoi consigli.."

Le sue labbra si piegarono in un sorriso amaro. ma l'uomo non se ne andò. Anzi, prese una sedia ed andò a mettersi proprio di faccia a lei, con quegli occhi tranquilli che, un tempo, erano i soli a sciogliere la sua amarezza.

"Io non sono qui per lui, sono qui per te..." Le mormorò lui.

Non le prese le mani, non si avvicino, ma il mondo di dolore e di furia che era dentro Laure Marie si calmò , come la bonaccia dopo una tempesta.

"Credi che camomilla, salvia e un poco, appena un goccio di laudano possano fare bene a mia sorella Marianna?" Domandò lei.

Non erano abituati a conversazioni che non riguardassero la scienza o la medicina.

Lui annui con la testa, dopo avere dato una occhiata a Marianna che, con una civetteria cosÏ istintiva da essere completamente innocente, si ravviò i capelli a sentirsi guardata.

"Mi pare un'ottima scelta!" Disse , aprendo il viso ad un sorriso..

- Carri all'orizzonte! - Urlò la vedetta.

- Quanti sono? - Rispose il sovrano che intanto aveva raggiunto la torre di vedetta.

- Son pochi per aprire una battaglia - Gli fu risposto.

- Bene! Appena Giungeranno sotto le mura del castello, li accoglieremo! - Riprese il sovrano.

- Non dovremo aspettare a lungo. Fra un'ora al massimo saranno qui! -

- Preparate le guardie! -

- Sire! - Urlò una voce.

- Mio scudiero! Siete tornato sano e salvo! -

- Fortunatamente sÏ! - Rispose Jean Paul. - Non ho notizie di Violeta. E' questo mi duole! So che Michael è stato fatto prigioniero, ma di Violeta, non ho notizie. -

- So che il sanguinario Michael è stato sconfitto e ciò porta altra guerra. Altri guai - Rispose il sovrano adirato.

- Cosa volete dire, o mio signore - Tuonò Jean Paul.

- Lo vedrai prima di quanto tu possa credere. Vieni con me. - E si avviarono sulla torre di vedetta.

- Altri carri, o mio sire! - Riprese Jean Paul. - Son però pochi e possiamo farli prigionieri in un batter d'occhio. -

- Aspettate. - Ribatté il re. - Fra poco saranno qui e vedremo se vengono in pace o in guerra. -

- Son sotto le mura - Riprese la vedetta.

- Aprite il ponte e fateli entrare. Tu intanto organizza l'esercito rimasto. Potremmo averne bisogno. -

- Come desiderate, o sire. - E si avviarono verso l'interno del castello.

Mentre gli ospiti entravano negli ampi cortili del castello, Frederick si fece avanti.

- Chi comanda qui! - Urlò

- Da questo momento comanderò io anche nel tuo castello! Prendetelo e portatelo nelle segrete! Quello tornerà ad essere il suo regno! - Ordinò Ruggero. - Venite con me! - Continuò l'invasore - Silvie! Dove siete! -

- Volete Silvie - Rispose una voce di donna - Venite con me. -

- Cosa Le avete fatto - Riprese Ruggero sempre più adirato.

- Noi non le abbiam fatto nulla. Non le è stato toccato neppure un capello. -

In breve tempo, furono in una stanza. Il cadavere di Silvie, attendeva come tanti la propria fine: la fornace.

- Ecco la vostra amata, o sire. - Riprese ironicamente la donna. - La peste ha colpito anche lei. Ha pagato per le sue cattiverie. -

- Non ci credo. - Pensò Ruggero.

- Avete sconfitto Michael. Dovreste avere notizie di mia sorella. -

- La principessa Violeta è mia prigioniera e tale rimarrà per sempre -

Non finì la frase che una voce dietro: - Raggiungerete Silvie se non mi direte dove è adesso -

- Come osi! Pagherai per la tua sfrontatezza! - E mentre sguainava la spada una pugnalata lo colpì alla schiena.

- Dove è Violeta! - Riprese Jean Paul.

- Non lo saprai mai. Ora uccidimi. Ti prego. -

- Devi soffrire. Chiedo nuovamente: dove è Violeta. -

- La troverai in uno dei 10 carri che mi han seguito fin qui. -

- Bene! Fate che non muoia! Se non mi ha raccontato la verità, Morirà poco a poco al mio ritorno. -

- Avete notizie del re? - Riprese Laure Marie!

- Certamente principessa. Lo libereremo fra poco. Le prigioni servono per i seguaci di questo tamarro! - E scalciando Ruggero quasi esanime in terra, si allontanò dalla stanza.

Ancora con le mascelle serrate e lo sguardo sprizzante odio, Jean Paul s'allontanò di gran fretta alla ricerca della sua Violeta. L'idea che fosse in mano nemiche, che qualcuna di queste mani potessero solo sfiorarla, lo facevano schiumare dalla rabbia, e dalla gelosia.

Usci furente dal castello, e inforcato di gran fretta il cavallo, lo incitò alla corsa. "Devo fare presto!" Pensò. "Devo fare in fretta, prima che quel porco di Ruggero muoia, e non mi possa dire altro su Violeta!"

Cavalcò come un pazzo verso l'accampamento dei carri, che sembravano lontanissimi e irraggiungibili a Jean Paul, che mordeva la strada e la polvere! La polvere che alzata dagli zoccoli del suo cavallo, si appiccicava sulla sua faccia madida di sudore per la tensione, e rigata dalle lacrime per la disperazione.

"Mio Dio, fa che non sia successo nulla alla mia Violeta, fa che non gli abbiano torto un capello, altrimenti non avrò pace fin quando non avrò ammazzato chi ha osato fare questo!"

I pensieri negativi, e le grosse preoccupazioni erano i suoi compagni di viaggio, la strada sembrava non finire mai, e un senso di abbattimento calò sul giovane. Ma ecco che qualcosa gli ridiede forza e speranza. All'orizzonte appariva qualcosa! Ma sì, certo, erano i carri! "Finalmente!youuuuuuuuuuu"Urlò Jean Paul, e strattonò con forza il povero cavallo affinché aumentasse la velocità.

Quando era oramai a poca distanza dall'accampamento dei carri, si fermò, scese da cavallo e restò a guardare per valutare la situazione,†per capire chi fossero con esattezza, e soprattutto quanti soldati erano presenti sul posto.

"Chissà dove sarà Violeta, in quale di quei carri sarà tenuta prigioniera!" Pensò il giovane senza mai staccare lo sguardo da essi.

Ad un tratto sobbalzò dallo stupore per quello che stava vedendo. "Non è possibile!" Esclamò. "Non è possibile! Non ci posso credere, non può essere vero, non può essere lei!"

Jean Paul continuava a strabuzzare gli occhi, sperando che l'immagine che essi stavano vedendo fosse una allucinazione dovuta alla stanchezza per il viaggio, ma niente, l'immagine non se ne andava, e lui dovette convincersi che quello che stava vedendo era vero, era purtroppo dannatamente vero!

Una donna si muoveva tra i carri, e parlava con i soldati con tranquillità, come se fosse a suo completo agio, come se il pericolo per lei non ci fosse! Ma la ragione, la situazione, lo avrebbero voluto.

"Marianna, Cosa diavolo ci fa lì Marianna!"

[continua]

 
I Rosengard ventesima puntata
Scritto da l'isola dei sogni   
Venerdì 04 Dicembre 2015 11:37

I rosengard-ventesima puntata

Ruggero intanto, ignaro della misera fine della sua amata , già pregustava il suo insediamento sul trono di Talag, e sognava la sua vita accanto a Silvye. Non aveva ancora deciso che fine far fare a Michael, uomo perfido e sanguinario. Ma un'idea balenò di colpo alla sua mente. Lo avrebbe fatto decidere a Silvye! Già, proprio così, lo avrebbe deciso lei, come regalo e omaggio del suo amore."Qualunque donna†sarebbe felice di una sÏ tale considerazione." Pensò Ruggero, con un sorrisetto lieve, da cui si notava una grande soddisfazione per la decisione presa.

Nel frattempo Laure Marie e suo fratello Frederik, rientrati al castello, sedevano mesti e taciturni, ancora provati per la morte della loro sorella, vittima della tremenda peste che da tempo oramai mieteva vittime tra il popolo e i soldati. La voce di Frederik ruppe il pesante silenzio. "Questa terribile malattia non risparmia nessuno, e non guarda in faccia nessuno. Neanche noi regnanti e nobili veniamo risparmiati !" "Già, hai ragione mio caro fratello, hai proprio ragione!” Rispose Laure Marie. "Anche se, in questo caso, ci ha reso giustizia!"E alzandosi di scatto dalla poltrona, proseguì indignata. "Non dimenticate che ci stava tradendo, e in maniera vile! indegna di una principessa, ah, se lo avesse saputo nostro padre!" E con voce resa roca dalla rabbia, continuò. "Nostro padre l'avrebbe uccisa con la sua stessa spada! Non avrebbe tollerato questo infame tradimento, e da sua figlia per giunta!" Calmati sorella, calmati, calma la tua collera, oramai non ha più senso che tu provi tanta rabbia in te, Silvye è morta, e con questo ha pagato il suo debito alla nostra famiglia e alla vita!"E alzandosi anch'esso, proseguì. " E poi, ha confessato i suoi peccati, e questo la nobilita ai miei occhi!" Ha confessato perché sapeva di dover morire!" Urlò stizzita Laure Marie. "Solo per questo ha confessato, altrimenti non lo avrebbe mai fatto!"

Frederik stava per rispondere quando un urlo li raggiunse. "Allarme! Allarme! Dei carri si stanno avvicinando al castello, presto, presto

"E ora, chi sarà ora?" Disse il re con voce allarmata.

 

Nel frattempo, al Papato, Papa Innocenzo XII aveva riunito in consiglio tutti i suoi cardinali, per decidere il giorno dell'incoronazione di Ruggero a Re di Talag. Inoltre, si doveva decidere se il Regno di Pandonia dovesse essere assorbito da Talag, sotto la sovranità di Ruggero, perché la dinastia Reale dopo Michael, non aveva più familiari e parenti maschi, considerati capaci di governare. Ma durante il consiglio, avvenne qualcosa d'imprevedibile, qualcosa che nella storia non era mai accaduto. Una trentina di guerrieri dalla pelle nera fecero irruzione nella sala del consiglio, uccisero, mozzando loro la testa, tutti i cardinali e intimarono a Leopoldo primo di far rientrare immedia

tamente Ruggero con tutto l'esercito papale, senza dare spiegazioni. Approfittando dell'assenza dei ventimila uomini a difesa del papato, Re Teodoro di Katmani, detto Teo il terribile, aveva ordinato al suo esercito di attraversare lo stretto di Condrak con le sue trentacinque navi e di scatenare la più grande guerra di conquista mai avvenuta nella storia. Fu durante la traversata che Poholion, il generale al comando di quell'esercito formato da 25.000 uomini, venne a sapere che Ruggero, il suo più acerrimo nemico, colui che in molte battaglie lo aveva sempre battuto e ridicolizzato, era in guerra nel Regno di Talag, e al suo seguito, due terzi dell'esercito papale. mai come adesso avrebbe potuto realizzare il suo sogno di cogliere di sorpresa Ruggero, sconfiggerlo e ucciderlo, e portare la testa di Papa Innocenzo al suo amato sovrano.

 

L’incontro tra Violeta e Michael era avvenuto nella sua lussuosa tenda. Precedentemente, la ragazza, dopo essere stata rifocillata, aveva trascorso quella notte  in un piccolo locale attiguo a quella in cui era stata trasportata subito dopo l’arrivo al castello. Accanto a lei Greta, la dama di compagnia, cercava di renderle meno dolorosa la situazione in cui si trovava. Ma la donna doveva difendersi dalla raffica di domande che la principessina le rivolgeva sulle ragioni e sulle fasi del suo rapimento, domande alle quali non sapeva rispondere e, quando sapeva, le era stato ordinato tassativamente di non parlare, pena la reclusione per anni nelle segrete del castello. Tuttavia, Violeta non era persona che si arrendesse facilmente, e ad un certo punto, riuscì a cavarle di bocca il nome di chi l’aveva fatta rapire e le motivazioni di quel vile gesto. Perciò, quando la vennero a prelevare, aveva elaborato la strategia che sperava la conducesse verso la libertà. Ernest ed un altro soldato bussarono alla tenda in cui lei e Greta avevano appena consumato il pasto mattutino. Quando Greta aprì, i due vi fecero irruzione.

“Venga principessa! Sua maestà le vuole parlare! “Tuonò Ernest rivolto a Violeta e subito le prese un braccio per accompagnarla verso l’uscita. Greta allora fece per seguirla, ma l’altro la bloccò immediatamente dicendo: “Tu devi stare qua! di cosa ti vuoi impicciare? “ E la spinse contro un grosso tavolo di noce che troneggiava al centro del pavimento, costringendola quasi a sdraiarvisi.

Pur essendo abituata al lusso ed ai fasti di una vita da principessa, Violeta non poté non sgranare gli occhi quando venne introdotta nella tenda imperiale di re Michael e poté vedere il fasto sfrenato che contraddistingueva il suo arredamento.

Michael però non c’era e lei fu fatta accomodare su una sedia posta dietro ad una scrivania fabbricata nello stile dell’epoca, dotata di finissimi intarsi. Dopo che le guardie si furono ritirate, aspettò circa mezz’ora, poi fece il suo ingresso, da uno spazio secondario, un uomo piccolo e magro, il cui viso mostrava tra i venti e i trent’anni,  ma la cui espressione corrucciata non sembrava preannunciare niente di buono.

Michael si andò a sedere di fronte alla ragazza e, con l’aria di chi non aveva tempo da perdere, esordì:

“Sono Michael, re di Pandonia e di Talassia e Lei, principessa, è mia ospite.”

“Ospite?” lo interruppe Violeta stizzita “ Sua maestà usa sempre questi metodi per invitare le persone a casa sua?”

“Ha ragione” rispose il re “diciamo che non abbiamo tenuto conto dell’etichetta quando l’abbiamo accompagnata qui, però ho una proposta da farle, una proposta che, se lei l’accetterà, sarà imperatrice! imperatrice di un territorio che comprenderà i regni di Pandonia, Talassia e Talag. Insomma, principessina, le chiedo di sposarmi. Certo, non pretenderò amore da lei, ma il nostro sarà un matrimonio fruttuoso.

“E se non accettassi? “ interloquì Violeta.

“Vede, principessina “ continuò lui con tono sardonico” il nostro esercito tra poco annienterà le ultime difese di Talag, quindi non avrà scelta. Infine “ mentì “ pensavamo che suo padre fosse morto. Invece è vivo e nelle nostre mani. ed è dalla sua decisione, principessina, che dipende la sua vita. Ma io -concluse -ho molto sentito parlare della sua intelligenza e della sua saggezza, per cui sono certo che deciderà per il meglio. Ora devo andare per portare a termine la nostra campagna militare. Le do tre giorni di tempo per decidere. Quando tornerò, la convocherò e se, come credo, avrà preso la giusta decisione, inizieranno i preparativi per le nozze.”

“Maestà, lei non può!.... ”si indignò la ragazza.

Il re però, aveva già scosso un campanello posto sulla scrivania; poi un soldato irruppe nella grande tenda.

Accompagni la principessa nel suo appartamento “ordinò. E poi, voltate le spalle, se ne tornò da dove era venuto.

[continua]

 
I rosengard diciannovesima puntata
Scritto da Isola dei sogni   
Martedì 03 Novembre 2015 16:00

I Rosengard ventesima puntata

Il sogno di diventare re lui lo aveva coltivato sin da bambino, perché era cresciuto ascoltando i racconti delle imprese di suo padre,  valoroso guerriero e pretendente al trono di Friedland, morto in circostanze misteriose, forse avvelenato per mano di sicari assoldati dal cugino, attuale re di quella terra vasta tre volte i regni di Talag, di Talassia e di Pandonia messi insieme. Ruggiero era stato, anni prima, ospite dei Rosengard durante le feste che erano soliti dare ed aveva conosciuto Sylvie, la terza figlia di re Guglielmo, di cui si era innamorato e con cui aveva tenuto per anni rapporti epistolari segreti, che erano poi sfociati in incontri periodici, che si tenevano in uno dei possedimenti del principe, grazie a svariate complicità nei rispettivi palazzi, su cui i due amanti potevano contare. Sylvie era una donna molto ambiziosa e, anche se non particolarmente bella, aveva un fascino ed una femminilità dirompenti, qualità con cui aveva conquistato Ruggiero e che ora che il regno dei Rosengard crollava sotto i colpi dell’esercito di Michael, le sembravano particolarmente utili per convincere il principe ad attuare quel colpo di mano militare, che lei, tramando nell’ombra, aveva progettato con un triplice scopo: sottrarre Talag alle grinfie del re di Talassia e Pandonia, accreditarsi come salvatrice della patria e sposare Ruggiero, in modo da diventare lei la regina di Talag. E il fratello Frederic, legittimo successore al trono di Talag? Per lei quel cieco semplicemente non esisteva come fratello.

Quanto a Lauremarie, sposasse pure quello scienziato pazzo e si togliesse dai piedi. Marianna, l’altra sorella, avrebbe fatto quel che diceva lei, perché era sua succube. E Violeta? Chissà dov’era, dopo che era stata sequestrata, con la sua complicità, dagli uomini di Michael. E comunque ora era fuori gioco. Per non farla più rientrare, sarebbe bastato neutralizzare quel ragazzotto tutto muscoli e poco cervello di Jean-Paul e pagare qualcuno degli uomini di Ruggiero, a sua insaputa, per portarla via oppure, in casi estremi, per eliminarla.... ma con molta discrezione!

Era così dolce , quel sogno di trionfo e di rivalsa, che Sylvie si perse in esso, senza udire né capire nulla di ciò che accadeva intorno a lei.

Abbassava la guardia, e non si accorgeva che la storia insegna che non è finita fin quando non è finita.

C'era una persona che avrebbe potuto dissuaderla dal sentirsi trionfante, che avrebbe potuto ammonirla di fare attenzione.. ma quella persona in quel momento non era lÏ, anzi non sarebbe potuta tornare da lei mai più.

Silvie aveva una sola amica, oltre alla sorella succube, ed era la sua dama di compagnia, che a dire il vero non si vedeva al castello da un pò.

E per un buon motivo.

Innamorata di un gentiluomo di corte, che a sua volta le preferiva una ragazza del paese, di costumi liberi ma di una indiscussa bellezza, aveva contratto dal suo amante infedele la peste, e questa era arrivata alle sue conseguenze fatali.

Silvie non sapeva nulla di tutto questo, perché pur essendole amica non lo era mai stata abbastanza da chiederle di raccontarle le sue avventure.. E ora, attribuì il calore che avvertiva in tutto il corpo come un segno della emozione che l'imminente arrivo di Ruggiero stava per comunicarle..

Purtroppo per lei, ma per fortuna dell'intero castello, qualcuno aveva invece intuito il giusto riguardo al suo rossore innaturale..

Laure Marie la guardò fisso con occhi seri e un poco addolorati.

Considerava Sylvie una povera sciocca, non sapendo nulla dei suoi piani, e il suo destino, che leggeva nelle guance arrossate, le spiaceva.

Però il suo compito ora era proteggere le altre sorelle ed il castello, e non aveva tempo per commiserarla. Si infilò dei guanti di cotone con la maggior calma possibile, sotto gli occhi stupefatti di Marianna, e per niente stupiti di Sylvie, che considerava la sorella una persona non troppo normale. Con stupore di entrambe, immediatamente la voce di Laure Marie assunse un tono di comando

"Marianna, chiama la tua dama e fatti preparare un bagno caldo.. ti darò io con cosa prepararlo! Non fare storie, anche se il profumo non dovesse piacerti.. appena sarai nel bagno, chiama la servitù, fai prendere le cose di Sylvie... e falle bruciare!"

Ecco, ora si che Sylvie si allarmò, anzi si inalberò e la furia la rese immediatamente riconoscibile come una persona completamente diversa da quella che tutti, finora, avevano creduto..

"Come osi? Come osi? bruciare le mie cose.. dire a Marianna di andarsene.. io ti!" Ma non fece in tempo a finire la frase. Un tremito violento la percorse, e se non fosse stato per le mani salde della sorella, sarebbe caduta al suolo.

" Purtroppo temo che questo sia solo l'inizio della più brutta avventura della tua vita.. " Commentò, per poi dare una voce verso l'esterno:

"Qualcuno mi aiuti! La principessa Sylvie deve andare immediatamente al lazzaretto!"

“Cosa stai dicendo? - Io dove? Al lazzaretto? Ti sei ammattita?-

- Io ammattita? Assolutamente! - disse Laure Marie

- Quella non guarda in faccia nessuno. Neppure te - Ebbe a commentare la donna e si allontanò.

- Carri in avvicinamento! - Urlò la vedetta.

- Chi potrà essere ancora! - rifletté il re.

- Potrebbe essere Jean Paul - Ripensò e con passo deciso si avviò a salire la scala che portava alla torre di vedetta.

- Allora! - Riprese il re

- Cosa mi dite -

- Si tratta di una decina di carri. Non si vedono però cavalieri armati! - Esclamò la guardia. - Al calar del sole, potrebbero essere già qui. -

- Chiamate Jean Paul - Riprese il sovrano.

- Si sta preparando alla partenza! - Riprese la guardia

- Fatelo venire prima da me. E' un ordine e i miei ordini non si discutono! - Ribatté il sovrano piuttosto seccato.

- Va bene sire! -

Trascorsa un'ora, qualcuno bussò alla porta del re.

- Venite avanti! - Ebbe a dire questi.

- Ti devo dare una brutta notizia, o sire. -

- Cosa è successo, o adorata sorella -

- Sylvie è stata colpita dalla peste. Riprese la donna.

Povera donna. - Ebbe a dire il sovrano. - Quando l'avete saputo? -

- L'ho scoperto questa mattina. - Riprese la donna.

- Dove è adesso? Avete fatto bruciare la sua roba? -

- Certamente. Ho fatto bruciare tutte le sue cose e l'ho fatta condurre al lazzaretto. Non credo che le rimanga molto da vivere. Vorrebbe vedervi al più presto. -

- Vedermi al più presto? Rispose basito Frederik.

- Anch'io son rimasta colpita e pensavo fosse un delirio dovuto alla febbre alta, ma, non sembra essere così -

- Va bene. Andiamoci subito. Voglio vedere cosa vuole quella strega - disse Frederik scurendosi in volto. Così si incamminarono verso il lazzaretto.

- Eccola. - Disse Laure Marie E' davanti a voi.

- E' viva? -

- SÏ, Respira ancora - Disse la donna

- Silvie! Silvie! Ho portato con me il sovrano come avevi chiesto -

- Perdonami, se puoi! - Esclamò Silvie rivolgendosi al fratello! - Forse non vedrò la luce di domani. Per questa ragione, vorrei dirti di stare in guardia. michael è stato sconfitto da Ruggero. Tutto ha però un prezzo. Ruggero pretenderà me, ed il tuo regno. Troverai, se non sono state bruciate, tante lettere che provano ciò che ti sto dicendo. Preparati a combattere una difficile battaglia -

- Come fate a sapere tutto ciò? - Esclamò il sovrano

Ero d'accordo con lui. - E così dicendo spirò.

 

[continua]

 
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