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lLutto per la morte di Vittorio Arrigoni.

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VEDIAMO DI NON VEDERE QUANTO NON VEDE UN NON VEDENTE
Scritto da Silvano Pasquini   
Sabato 29 Ottobre 2011 17:58

VEDIAMO DI NON VEDERE QUANTO NON VEDE UN NON VEDENTE

 

Una storia fra il grottesco e l’incredibile, fra il cinico e la farsa, che denuncia ignoranza e invoca dignità

 

Premessa – la visita all’INPS

 

Mi chiamo Silvano Pasquini. Non vedente, percepisco regolare indennità di accompagnamento a seguito di un glaucoma corneale bilaterale, riconosciuto fin dalla nascita, confermato nel Verbale emesso dalla preposta Commissione medica di Lucca nel 1971 e ribadito da un ulteriore Verbale di prima Istanza, che qui allego, rilasciato da quella di Milano nell’86.

Com’è di norma e giusto, l’INPS, erogatore dell’emolumento per conto dello Stato, ha inteso sottopormi al controllo delle condizioni visive, nonostante la diagnosi estremamente chiara, in tal senso presente nei Verbali in suo possesso.

Dunque, come richiesto, il 20 settembre u.s. mi sono regolarmente presentato agli uffici INPS di via Melchiorre Gioia 22, a Milano, certo di fare una passeggiata, tanto inutile, quanto priva di sorprese. Ma lì, ironia della sorte, mi accolgono invece due dottoresse che subito mi dimostrano il contrario. Mi chiedono documentazione dell’ultima visita effettuata, che da cieco acclarato da tempo nel tempo, naturalmente non ho. Successivamente, una di loro mi sfila gli occhiali (da sole), mi apre l’occhio destro, tenta di farmi guardare ciò che non vedo e si allontana. Dopo breve pausa, l’altra, mi chiede se sono da solo e perché mai – (come se la cosa fosse strettamente riconducibile ai fini della valutazione clinica).

Alla mia risposta civilmente infastidita, con un po’ d’imbarazzo, s’incomincia a dirmi che purtroppo, nonostante la cosa sia evidente, la documentazione non poteva essere sufficiente a far loro emettere un verdetto definitivo sul mio stato di cecità e che, pertanto, avrei avuto un mese di tempo per acquisire quella attraverso la quale non avrei mai più avuti problemi in materia di revisione. Così mi consegnano un foglio scritto a mano, che testualmente mi viene letto, e che con termini un po’ meno tecnici, di seguito riporto:

certificato di prima visita oculistica;

potenziali evocati visivi;

misurazione del campo visivo.

E qui, incredulo, ma anche ferito nell’intimo dell’orgoglio, la mia reazione, pur mantenendosi su livelli dialettici, è stata la più determinata ed eloquente, fino a far riflettere le mie interlocutrici che, col rispetto dovuto alla personale professionalità di ognuno, con la loro laurea non erano messe in condizione di prendere atto di un caso tanto tangibile come il mio,

ma solo di apporre sigle e timbri su diagnostiche altrui. Reazione che, ovviamente, sarebbe stata diversa se, anziché ostinarsi a ritenere legittima la necessità di quegli ulteriori controlli, le due commissarie incaricate mi avessero invece palesata la loro comprensione per una burocrazia ai limiti dell’assurdo.

 

Parte prima – prenotazione delle visite

 

Con la voglia repressa di sbattere sul “tavolo dell’inquisizione” la protesi che dal 1960 sostituisce il mio occhio sinistro e con la promessa fatta ad alta voce che questa vicenda l’avrei fatta oggetto della massima divulgazione anche mediatica, fra l’insipienza della loro più sconveniente ilarità, ci siamo congedati, ovviamente, senza particolari convenevoli.

Sulla via del ritorno, ancora in taxi, prendo appuntamento col medico per la necessaria prescrizione che, regolarmente, mi viene redatta il giorno successivo, verbalmente corredata dallo stesso medico da commenti di incredulità e sbigottimento.

Si era intanto giunti a mercoledì 21 settembre e si trattava, a questo punto, di provvedere alla prenotazione che, trattandosi di visite commissionate dallo Stato, doveva essere effettuata solo in Strutture pubbliche, o convenzionate.

Ora, evito l’enunciazione dei passaggi uno per uno, ma, in sintesi:

il Servizio Sanità di prenotazione della regione Lombardia, in prima battuta, mi fa sapere che non può prendere tre prenotazioni alla volta e mi rinvia ad alcune singole Strutture;

acquisiti i numeri diretti di cinque o sei di queste, mi metto all’opera rispettando l’orario da ognuna riservato alle prenotazioni, ma sempre invano;

un amico che lavora all’INPS mi consiglia di telefonare al Sacco dove, a suo dire, sarebbero stati disponibili e solerti. Chiamo e mi si risponde che una delle tre visite da loro non si effettua e che la prima avrei potuto averla per il 14 novembre; mentre, la seconda, non prima del 18 gennaio 2012.

Si era intanto arrivati al 27 settembre col più assoluto nulla di fatto e, preoccupato per il trascorrere del tempo, mi premuro di far presente all’INPS, via fax (che allego) le difficoltà in corso nonostante il mio impegno; e alcuni giorni dopo vengo raggiunto da una telefonata in cui mi si fa presente che io sono solo uno dei trecentomila in questa situazione (come se la cosa dovesse consolarmi); che a Milano, vi è una quantità innumerevole di Strutture cui rivolgersi e che, pertanto, la mia era solo una posizione di catastrofico, vittimistico atteggiamento.

Torno, allora, al Servizio Sanità di prenotazione, e questa volta con maggiore fortuna. L’impiegata, cui spiego la situazione, si prodiga al meglio per dare alla stessa la più onorevole e comoda soluzione. In breve tempo mi prospetta una visita al policlinico per il dieci di ottobre, che ovviamente confermo, ma mentre prova con la Clinica Città Studi (meglio e più tristemente conosciuta come Santa rita), le si blocca il sistema. Allora, provo io con la stessa Clinica e, trovo due posti per le restanti visite, il 14 e il 20 ottobre, giorno in cui, neanche a farlo apposta, scadeva il periodo assegnatomi per la consegna della refertazione richiesta.

 

Parte seconda – le visite

 

Il 10 ottobre, dunque, mi reco al Policlinico per effettuare i Potenziali Evocati Visivi, - che non conoscevo per metodica e contenuto, - sperando di trovare un oculista tanto bravo e comprensivo che potesse dar fine a questa inutile “via Crucis”, apponendo la sua firma anche sulle altre due rimanenti. Ma non è tutto così semplice: la dottoressa altro non era che una neurologa, non abilitata, pertanto, a diagnosticare su materia che non fosse di sua competenza. In compenso, però, mi son sentito dire che “potenzialmente” io avrei potuto vedere, perché in grado di dirigere il mio sguardo verso destra e verso sinistra; cosa che, per di più detta da un neurologo, mi ha fatto chiaramente capire che essere ciechi ed essere scemi significa esattamente la stessa cosa.

Il giorno 14 ottobre, a Santa Rita, si pone il problema di come misurare il Campo Visivo. Dapprima mi si dice che anzitutto occorre una visita oculistica e che, visto che l’avrei effettuata il giorno 20, quella del Campo Visivo me l’avrebbero accordata nella stessa mattinata, ciò che a causa di impegni assunti in precedenza, ho dovuto rifiutare. Dopo di che, l’addetto al macchinario – che non so se fosse proprio un oculista – chiamati i debiti rinforzi a supporto del suo procedere, mi ha posto col mento su di un appoggio, davanti al quale mi ha spiegato che vi erano delle luci particolari; mi ha fornito di un apposito pulsante che avrei dovuto azionare ad ogni cambiamento luminoso e che, inutile a dirsi, non ho potuto azionare proprio mai, col più ovvio imbarazzo da parte mia e da parte sua.

E si arriva finalmente alla visita oculistica, effettuata come da programma il 20 ottobre, che da “prima visita” si è trasformata in ultima, ma che è stata anche la più seria, la più facile e la più veloce, in quanto, il dottore di turno, dopo avermi doverosamente guardato con la propria lampada, ha poi però redatto il Certificato estrapolandolo pari-pari dal Verbale oculistico che avevo a bordo per l’evenienza.

 

Parte terza – Consegna

 

Raggiante per il compito finalmente giunto in porto, e per di più nei tempi previsti, riprendo la via dell’INPS, per consegnare la refertazione richiesta. Stavolta, ad accogliermi, c’è una signora molto garbata e disponibile, che per trovare la mia Cartella ha impiegati buoni dieci minuti, perché – mi ha detto – non esiste un’archiviazione alfabetica riservata alla documentazione dell’utenza.

Trovata finalmente la pratica, ho potuto consegnare il tutto, ma non riavere in cambio tutto ciò che generalmente è nella prassi ed avrei pertanto voluto.

ho chiesto di protocollare il materiale consegnato e mi è stato detto che quello non è un Ufficio Protocollo e che pertanto non si rilascia nulla;

Ho esibito i tichets relativi alle visite, che, effettuate per conto dello Stato, ritenevo con sicura fede a suo carico, ma anche qui, la risposta è stata un “no”, tanto comprensivo, quanto secco e inappellabile;

Ho fatto presente che ad un mio amico, l’INPS ha disposto parimenti la visita stabilendone, però, luogo e orario e senza alcun aggravio economico; risposta, che “perduta nel vento” davvero non si spiega: “al suo amico”, - ha cercato di dirmi nel più assoluto imbarazzo -  “evidentemente, non sono stati richiesti i Potenziali Evocati visivi”. Da che si deduce che se è vero “che non tutti i mali vengono per nuocere”, lo è altrettanto “che non tutte le disgrazie sono figlie dell’identica fortuna”.

Nel congedarmi, anche a lei ho fatto presente che avrei denunciato il tutto al maggior numero di mezzi d’informazione e, a differenza di quanto successo un mese prima, ho colto un soddisfatto assenso di massima che, pur privo di commenti particolari, aveva il sapore di un invito a procedere tutt’altro che personale.

 

Finalità conclusive

 

Alla fine della storia, velata di ironica tristezza e avvolta nella più squallida vergogna, che diffondo solo ora per poterla raccontare tutta, (storia, a quel che so, purtroppo neanche unica nel suo genere), l’obiettivo che mi pongo non è tanto quello di avere giustizia, bensì quello di far capire all’opinione pubblica in che mani siamo, affinchè rifletta, se ancora ce ne fosse bisogno:

a quale burocrazia si ricorre per effettuare una diagnosi tanto evidente come la mia;

quanti soldi vengono spesi dal cittadino e dallo Stato in modo assurdo per cose ancora più assurde;

quanto tempo si fa perdere alla classe medica per diagnosi che potrebbero essere redatte da chiunque in possesso di un minimo di competenza, soprattutto quando questi sia chiamato a far parte di apposita, specifica commissione;

con quali prodezze burocratiche si possono prolungare i tempi di attesa in materia di sanità;

l’assurdità di nominare Commissioni che al loro interno non prevedano gli esperti relativi alle patologie da sottoporre a controllo;

a quali frustranti umiliazioni viene sottoposta una persona per avere il diritto di fruire dei propri diritti;

quanta ignoranza, in materia di handicap, è ancora presente nella classe medica;

quanti e quali traumi possono causare, storie come queste, in soggetti affetti da deficit ma non solo, privi di sostegno umano e di strumentazione culturale sufficiente a sopportarne il peso logistico-organizzativo, psicologico e morale.

Pienamente convinto che quella da me raccontata sia una storia che non debba protrarsi a lungo nel tempo in un Paese che pretenda di essere definito civile e che, quindi, sia degna della più ampia diffusione, allego il Verbale oculistico ed il fax inviato all’INPS, sopra riportati, oltre alla Carta d’identità, dalla cui foto possa delinearsi col massimo della chiarezza, a quale evidente difficoltà si ispirava la diagnostica finalizzata alla valutazione della mia cecità da parte della preposta Commissione medica.

Disponibile ad incontri e ad interviste che, lungi da pietistiche considerazioni e da immagini ad effetto, approdino alla più seria e documentata divulgazione, lascio i miei recapiti.

 

Silvano Pasquini

 
In ricordo di Colin Edwards
Scritto da Rosa Mauro   
Lunedì 24 Ottobre 2011 10:06

In ricordo di Colin Edwards

 

Ieri alcune vite sono finite.

Perché non è solo la morte a mettere la parola fine ad una vita, ma anche un avvenimento, qualcosa che la cambia per sempre.

Quindi ieri, a Sepang, alcune vite sono cambiate per sempre.

Quella di Marco Simoncelli, che si è interrotta per sempre su un viso senza rughe di 24 anni.

Quella della sua fidanzata e della sua famiglia.

Quella di Valentino Rossi, perché lui non è morto, ma la sua vita, come l'ha vissuta finora, da questa morte cambierà comunque.

Queste vite sono state commemorate.

Ricordate.

Rimpiante e piante.

Ma c'era un'altra vita cambiata per sempre, e nessuno l'ha ricordata.

Eppure, quella vita era lì ogni volta che il video dell'incidente è stato riproposto.

Era dietro la moto che ha ucciso Marco, era quella di Colin Edwards.

Ieri, nessuno ha pensato a lui, se non come ad una ruota di una motocicletta, eppure un essere umano non è una ruota di motocicletta.

Ieri sera a sky, hanno parlato di come Valentino Rossi ha visto morire l'amico a pochi centimetri da lui.

Qualcuno ha visto quella morte da molto più vicino.

Qualcuno ha sentito, prima di essere sbalzato via e  cadere, la sua ruota, la ruota della sua moto, schiacciare il collo di un ragazzo, e spegnere una vita.

Colin Edwards forse non è un gran nome.

Io me lo sono dovuta andare a cercare su wiki.

Non è un ragazzo, è un uomo di 37 anni, con due figli.

Ma ieri, è stato anche il suo giorno infernale, costretto forse a vedere, o forse ad impedirsi di vedere, il video in cui la sua moto passa a tranciare per sempre una vita.

Lui lo da che è un incidente.

Lui lo sa che è stata una fatalità, ma nessuno ha pensato allo schock che deve aver subito, nessuno si è preoccupato di chiedersi cosa farà Colin Edwards da ieri in poi.

E il suo silenzio assordante su tutto, nessuna dichiarazione, nessuna immagine, nessuno che lo ricordasse sia pur lontanamente, bè, a me ha fatto un poco male.

Anche la sua vita è cambiata per sempre.

La mano del destino lo ha armato contro qualcuno che di certo non gli aveva fatto nulla, con il quale magari aveva riso prendendosi un caffè.

Super sic ha avuto pianto ed onori ed è giusto, e se li merita.

Ma io, scusate, sommessamente, da questo caffè, io piango per colin Edwars.

 

IO PIANGO CON EDWARDS

 

Rosa Mauro

 
DALL'ANIMA ALLE PAROLE DI ERICA ANGELINI
Scritto da Rosa Mauro   
Domenica 16 Ottobre 2011 14:16

Ma lui non vuole camminare raso terra

in un mondo in cui gli uomini

non sanno rinunciare alla guerra.

Lui che nei sogni sa trovare la forza

per vivere meglio ...

Da " Il Sognatore" di Erica Angelini - volume dall'anima alle parole" Rupemutevole edizioni collana trasfigurazioni

 

Ho voluto cominciare così la recensione di Erica, perché ritengo che nessuno possa sostituirsi ad un autore, quando si tratta di una realtà così intima, preziosa e personale come la poesia.

Naturalmente, quando questa è vera poesia, non ricerca di novità a tutti i costi, non affannosa ricerca di preziosismi che sostituiscano la realtà dell'anima, ma proprio quella preziosa musica dell'anima che un vero poeta sa donare.

La poesia è stata la mia prima casa e la mia prima culla, dalla poesia io sono nata e proprio per questo, i suoi abitanti li conosco bene, ne so i tormenti e ne riconosco la voce , cristallina e pulita proprio come quella di Erica.

In un mondo davvero tormentato dalla ipocrisia e dalla falsità, parole come queste:

 

Per una volta ... ti prego ... vivi.
Vivi l'attimo nel suo splendore,
vivi il momento nella sua completezza.
Per una volta ... vivi con il cuore.
da "per una volta..Vivi!" dall'anima alle parole"rupemutevole edizioni

 

sono un vero balsamo, qualcosa che ti fa fermare ed ammirare anche tu lo splendore magari di quel singolo raggio di sole.

Ho voluto leggere oggi questa raccolta, dopo la visione del sogno parzialmente infranto ieri a Roma, dove teppisti e agitatori hanno vanificato la marcia di migliaia di persone pacifiche, di bambini, di famiglie.

Sognatori, come Erica, le cui parole echeggiavano di slogan come per un mondo migliore ed un futuro migliore.

Ed io , che avrei voluto esser lì, stamani aprendo il pc mi sono sentita un poco scoraggiata, da quello che avevo sentito ai  telegiornali, e così mi sono messa a leggere di poesia, perché è il mio genere mamma, che mi fa compagnia da quando avevo poco più di otto anni, e scrivevo poesie sulle carte del pane.

Ho voluto leggere Erica ed il suo volume e non me ne sono pentita: penso che è un libro che fa bene avere vicino a sé, per ascoltare, di tanto in tanto, un vento nuovo sorgere nella notte.

E la parola di Erica sorgere e consolare…con una scrittura sapientemente semplice, come accordi di una chitarra classica, Erica vuole stare accanto ad ognuno di noi , consolare ed essere consolata, ricondurci nella semplice essenza della natura umana sublimata, quella che , ostinatamente, disperatamente e contro ogni logica quotidiana, cerca la luce e non il buio.

E che nessuno si inganni: questa ricerca, e questo dono costano, la poesia non è una strada semplice, perché costringe chi la scrive a seguire una strada comoda, che in pochi amiamo: la Verità.

Quella profonda intima, verità bella che da sempre si cerca e si trova nel silenzio e nella concentrazione, nella meditazione e nell'ascolto di quel mormorio unico e sottile, che è il suono dell'Esistenza.

 

Rosa Mauro

 

Trovate il libro di Erica anche su facebook! La pagina è qui: http://it-it.facebook.com/pages/DALLANIMA-ALLE-PAROLE-di-Erica-Angelini/116192241795146

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Ottobre 2011 10:53
 
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